Secondo i registri dell’epoca le prime popolazioni brasiliane praticavano il gioco della peteca prima dell’arrivo dei portoghesi con un fine ricreativo.
I primi giocatori della peteca furono gli indigeni della tribù “TUPI”, che confezionavano la peteca con foglie di caucciù che riempivano con foglie di riso legate insieme, le piume erano direttamente piantate dentro.
Gli indigeni praticavano il gioco della peteca durante celebrazioni insieme a danze e canti. A poco a poco questa attività si è trasformata in un gioco vero e proprio. I brasiliani l’hanno tramandato di generazione in generazione.
“Mangà” è la legittima peteca indigena. Gli indios credevano che il “mangà” fosse il gioco degli dei. Essi giocavano senza sosta durante l’estate. All’epoca delle pioggie i tuoni erano il rumore degli schiaffi alla peteca. Nella lingua Tupi “peteca” sognifica “schiaffeggiare, colpire , battere” con le mani. Gli storici affermano, anche, che gli indios giocavano con peteca fatta con pietre avvolte con foglie di alberi e legate con una spiga di grano.
In Brasile fino agli anni ’60 la peteca era fatta con penne colorate; tra la fine degli anni ’60 e ’70 è apparsa la gomma alla base della peteca ed una penna sola e prese il nome di “ Foguete”, si comincia a giocare in spazi aperti senza rete e delimitazioni.
Successivamente si cominciarono ad usare i campi di pallavolo e vennero i primi problemi:
campo troppo grande; rete con maglie troppo grandi e quindi la peteca vi passava in mezzo; poca tecnica; regole non definite. All’inizio degli anni settanta definirono una rete specifica per la peteca con maglie più piccole e meno alta rispetto a quella di pallavolo; fabbricarono una peteca con quattro penne in modo che ruotasse meno rispetto alla Foguete; definirono le dimensioni del campo 15 x 7,50.
La peteca come sport nasce nello stato brasiliano del Minas Gerais ideata da: